

IL GRUPPO SENONORAQUANDO BELLUNO VA AVANTI: INSIEME ALL’ASSOCIAZIONE TINA MERLIN ORGANIZZA LO SPETTACOLO LIBERE DI CRISTINA COMENCINI
L’Associazione culturale “Tina Merlin” e il gruppo Donne senonoraquandoBelluno hanno organizzato per sabato 4 giugno alle ora 20.30 , presso il PiccoloTeatro di Piane a Ponte nelle Alpi , lo spettacolo LIBERE di Cristina Comencini. La Comencini ha scritto questo “atto unico” per l’associazione DI NUOVO che lo sta promuovendo in tutt’Italia. La regia dello spettacolo è di Anna Carabetta che ne è anche interprete con la giovane attrice Perla Moriggi. Lo spettacolo , patrocinato dal Comune di Ponte nelle Alpi,si inserisce in un percorso promosso dal gruppo di donne bellunesi che, dalla grande manifestazione del “senonoraquando”, continuano a lavorare insieme e a progettare iniziative volte a colmare quel vuoto storico e politico tra il tempo delle battaglie femministe e oggi.
“Le donne della tua generazione avevano altri problemi che noi non abbiamo più. Le cose di cui parlavate, libertà di se stesse, la maternità, la sessualità , il lavoro, tutte queste cose noi le abbiamo e non c’è più bisogno di parlarne ……e non mi dire che le abbiamo per merito vostro” “Ci avete educato alla libertà, al rispetto di noi stesse, siamo andate nel mondo piene delle vostre aspettative. Solo che fuori non ne sapevano niente e tutto andava nel solito vecchio modo.”
Queste le parole della giovane che incalza una donna più matura in un confronto che, inizialmente di polemica inimicizia tra mondi “femminili” distanti, si trasforma via via in un dialogo che fa intravedere una nuova alleanza tra generazioni di donne accomunate dall’urgenza di affrontare la questione “di genere” con nuove e contemporanee prospettive.
E’ un confronto serrato in cui la libertà e la dignità delle donne emergono come diritti mai acquisiti totalmente e per sempre. Diritti da “difendere” ancor più nel contesto attuale in cui, concretamente, le donne pagano più di altre categorie sociali il deficit di lavoro, di welfare e di “stato dei diritti”. Tutto ciò senza accarezzamenti nostalgici del passato, ma attraverso la costruzione di un “nuovo codice” in cui uomini e donne insieme, si ritrovino per dare forza e concretezza ad un progetto di futuro migliore per tutti.
Allo spettacolo seguirà un dibattito che coinvolgerà attrici e spettatori

· Andare avanti.
· Andare avanti. ORA!. Perché, dopo la mobilitazione del 13 febbraio, non vadano perdute le energie, i pensieri, le parole, la voglia di continuare ad impegnarsi per un futuro insieme, per rivendicare dignità e merito messi a rischio dall’attuale contesto politico e socio-economico, nonostante i diritti conquistati, nonostante ciò che dice la Costituzione…. Il gruppo “Donne-senonoraquando-Belluno” invita donne e uomini (..di buona volontà) ad un incontro, domenica 13 marzo, alle 16, 45, in sala Muccin - Centro Giovanni XXIII, per rivedere il percorso fatto e aprire un tavolo di discussione permanente sui temi che riguardano la condizione femminile oggi.
· . “E’ il nostro modo di festeggiare l’8 marzo, perché, nel ricordare che quel giorno morirono donne per difendere il diritto al lavoro, vogliamo rimettere al centro le tante questioni di genere che oggi sono ignorate e fanno dell’Italia un paese in cui le donne ancora devono lottare e mobilitarsi per affermare la propria dignità, il diritto di lavorare di avere una famiglia contemporaneamente, di occupare un posto nella società in base ai propri meriti e alle proprie legittime aspettative ed inclinazioni” SE NON ORA QUANDO? ORA!
· Gruppo Donne senonoraquando Belluno
TEATRO
Recitazione, video e danza si mescolano in una proposta teatrale,
tratto da un libro di Mauro Corona “Vajont: quelli del dopo”
Promosso e curato dall’Associazione Culturale Tina Merlin.
Il progetto nasce dall’incontro tra l’associazione Tina Merlin e lo scrittore ertano. «Abbiamo trovato un punto d’incontro tra quello che noi diciamo da anni e questo libro di Corona. La memoria serve per il dopo, per superare il dramma. La diga è stata costruita e, tra le conseguenze, c’è stata la diaspora degli ertani. Finora questa memoria collettiva non c’è stata e questo spettacolo è il nostro contributo per costruirla. Con questi intenti è nato “Benedetta acqua e terra”, spettacolo teatrale della compagnia Passinversi, nella messa in scena diretta da Carlo Pasqualin, il punto di partenza sono i dialoghi del libro, ma svolgimento e finale sono originali. Il finale è una libera interpretazione, Corona ha rappresentato il brusio dei media che impediscono di pensare al dopo-Vajont. Nello spettacolo, questa amara cesura è superata, per lasciare più spazio a memoria e speranza.
(Adriana Lotto presidente dell’Associazione).
Chi fosse interessato ad ospitare lo spettacolo, può contattare 0437.26805 -
e-mail: giuseppevignato@tin.it
Dal Corriere delle Alpi, 21 gennaio 2007
Erto, un invito a «guardare avanti»
"Vajont. Quelli del dopo" di Mauro Corona è diventato un lavoro teatrale.
Un’opera dura e di forte impatto Parla la gente di Erto tra accuse, rancori
ricordi ossessivi. Ma c’è una speranza...
E’ andata in scena venerdì sera, al teatro di Paiane, la prima di «Benedetta acqua e terra» (regia di Carlo Pasqualin), spettacolo tratto dal libro di Mauro Corona «Vajont. Quelli del dopo» e prodotto dall’associazione culturale”Tina Merlin”. Aggrappati alle crode, una costruzione di tubi innocenti con al centro la diga, un’enorme tela bianca srotolata di colpo sulla quale si alternano immagini proiettate di acqua e pietra, di paese, animali, uomini e donne che vanno significativamente a ritroso, i quattro protagonisti rievocano con parole dure la tragica vicenda, ma soprattutto quel dopo che ha aggiunto dolore al dolore. Ne scaturisce una sinfonia stonata di tante memorie, divise e irriducibili, quelle che ogni giorno, da 43 anni, prendono corpo davanti al bancone delle osterie di Erto e a quell’oste che nella trasposizione scenica diventa l’ostessa Teresa (Lorena De March). Il personaggio al quale Corona ha prestato la sua voce, che comprende e rispetta, ma non esita a uscire dal coro, spalancata com’è sul futuro. Perché il ricordo, quando è ossessivo, e il rancore quando non trova sfogo, si trasforma in un pesante fardello che grava sulle gambe non meno che sull’anima e impedisce di andare avanti. E così, mentre ognuno rivendica i propri morti, quelli che soli hanno forse trovato pace, e fa del loro numero il metro del proprio dolore, mentre ognuno ricorda le beffe del dopo, dal risarcimento risibile dello Stato, alla vendita delle licenze, agli aiuti che vennero e si dispersero o finirono giù per la valle come quel carico di scarpe su cui alla fine tutti si buttarono nel tentativo disperato di fare il paio, il paese continua la lunga agonia cominciata quel 9 ottobre 1963. E di questo gli ertani non sono meno responsabili, come non lo furono allora. Allora delegarono il loro destino alla Sade, vendettero terreni e case per una pipa di tabacco, certi che la costruzione della diga avrebbe dato lavoro e il lago artificiale avrebbe portato turismo. Oggi, chiusi nel ricordo doloroso, ostinatamente fuori del mondo, diffidenti e scontrosi, ancora una volta non vogliono prendere in mano la loro sorte e gettano sale sulle ferite. E quando lasciano che altri rappresentino il loro dramma, Paolini o Martinelli, è solo per soffrire ancora, mai per liberarsene. Ma la vita è prepotente. Scivola leggera e lusinghiera lungo i muri della vecchia Erto, sensuale nel tocco della danzatrice che vuole portarli a nuova vita, nei passi di danza dell’altra danzatrice che sulla scena dà respiro alla fissità delle rocce, serpeggia in basso, annuncia e accompagna le parole del compianto Paolo Dego, la sua voce fuori campo, che viene dalla terra e dall’acqua, profonda e dolce, come la vita stessa. Alla fine i personaggi scendono dalle crode, depongono a terra il loro zaino, il simbolico fardello, scivolano giù dal palco mentre il video si spegne sull’immagine di un bimbo che affida all’acqua la sua barchetta di carta. Spetterà alle nuove generazioni, se sapremo consegnare loro il senso della vita, non il peso della morte, riportare Erto a vivere di nuovo, a dire di nuovo: «Benedetta acqua e terra». Alla fine dello spettacolo, Mauro Corona è salito sul palcoscenico e si è detto sinceramente commosso. Ha apprezzato la trascrizione teatrale del suo testo, le soluzioni linguistiche e di registro, la recitazione, le musiche straordinariamente efficaci di Marco Valentino e Nicola Della Colletta, e ha promesso al regista Carlo Pasqualin e agli attori Lorena De March, Fabio Bonora, Giancarlo Dal Mut, Renato De Mari e Valentina De Mari e a tutta la compagnia PassinVersi che li porterà al festival della letteratura di Mantova. Apprezzamenti hanno espresso anche il sindaco di Erto, Luciano Pezzin, che ha seguito lo spettacolo accanto al collega di Ponte nelle Alpi, Fulvio De Pasqual, e all’assessore alla cultura Paolo Vendramini, ma soprattutto gli ertani presenti in sala e il pubblico tutto.
di Adriana Lotto