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"Non fosse stato per loro, la nostra Zattera della Medusa si sarebbe da lungo tempo infranta sugli scogli del clientelismo politico, del familismo amorale, della corruzione sistemica, del conformismo ipocrita e ossequioso, dell'omertà istituzionalizzata, della disperante idiozia televisiva, del revisionismo storico e del fetore xenofobo".
"Loro" sono gente (poco) comune, rappresentanti senza aver mai voluto ricoprire ruoli di rappresentanza, di un'"Italia che resiste", come dice il titolo di un agile libro di Francesco Moroni (Effepi Libri). Agile perché la lettura è di quelle che prendono, e non ti staccheresti. Nello stesso tempo "pesante", perché le parole non sono a caso, occorre - appunto - pesarle, sono dense di significato e di passione civile, in uno stile mai sopra le righe, sobrio e denso nello stesso tempo. "Storie e ritratti di cittadini controcorrente", recita il sottotitolo. E' una galleria di ritratti, ciascuno in poche pagine, di italiani e italiane che hanno lasciato (tuttora lasciano) il loro segno di "resistenti" al male. Venti nomi che negli ultimi decenni hanno detto no, scegliendo di non scendere a compromessi, di fare normalmente il proprio dovere: eroi anti-eroi che per coerenza e per scelta di vita sono andati avanti sapendo, talvolta, di rischiare la vita. "Impegno civile sul fronte della legalità, dell'etica pubblica, della libertà di espressione".
Questo viaggio in 150 pagine in un'Italia di ieri e di oggi che non si rassegna né si adegua attraversa nomi e luoghi cruciali: da Pier Paolo Pasolini a Fabrizio De Andrè, da Tina Merlin a don Luigi Ciotti, da Giorgio Ambrosoli e Beppino Englaro, da Daria Bonfietti a Gian Carlo Caselli, e ancora Tina Anselmi, Nanni Moretti e Teresa Sarti Strada. Ed altri ancora. I luoghi della poesia e delle stragi, della lotta alla mafia al malaffare politico-finanziario. La caratteristica comune è forse, non a caso, spesso quella della solitudine: del restare soli, di andare controcorrente anche rispetto alle proprie originarie "appartenenze". Un senso forte dell'etica, del dovere personale, del servizio alla comunità. Valori oggi incerti se non smarriti nella anestetizzante babele televisiva. Pagine di speranza, perchè esistono ancora esempi da seguire: resistere, ciascuno nel suo vivere quotidiano, nel suo lavoro, nel suo impegno.
Francesco Moroni, l'autore, è laureato in giurisprudenza, ha collaborato ai periodici on line "Caffè Europa" e "Web Magazine". Cofondatore dell'associazione culturale "Sovversioni non sospette srl - Società a lettura responsabile", promuove iniziative sui temi della legalità e della memoria. Nel 2005 ha pubblicato "Soltanto alla legge", saggio sull'indipendenza della magistratura.

Gli autori – Marcella Morandini e Sergio Reolon – forti delle loro esperienze “sul campo”, rispettivamente in qualità di funzionario del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi e di ex presidente della Provincia di Belluno, conducono il lettore e riflettere su cause e concause del declino delle Alpi in senso economico, politico, culturale. (…)
L’urgenza di porre mano a una revisione antropologica della storia delle Alpi si imponeva. Ma non ci si poteva arrestare a circoscritte indagini accademiche per soli addetti ai lavori. Il salto dalla pura ricerca scientifica a una non più dilazionabile traduzione pratica non poteva essere eluso. Purtroppo, pochi amministratori posseggono e padroneggiano gli strumenti per riflettere e programmare l’auspicata rinascita della montagna. Altri considerano la crisi delle economie alpine come un segno fatale e irreversibile dei tempi moderni. Nelle regioni miste del versante italiano, dove convivono forzatamente montagna e pianura o dove la fascia alpina/prealpina fa da contorno scomodo ai grandi comprensori padano-centrici, una logica di riposizionamento della montagna fatica a decollare. (…)
In un paese come il nostro, in cui il massimo del decentramento viene affidato alle Regioni, le quali, lungo dall’essere pensate sul modello dei Cantoni svizzeri o dei Lander tedeschi, ripropongono forme di centralismo non dissimili, se non peggiori, rispetto a quelle statali, rilanciare il modello della Provincia alpina sembra quanto mai innovativo e in controtendenza.
dalla prefazione di Annibale Salsa ,Presidente Generale C.A.I.
Ed. ricerche Marsilio