Autobiografia di Tina Merlin (senza data, ma chiaramente 1954) presentata al PCI in vista di una sua partecipazione al Comitato Federale di Belluno.
Ho ventotto anni e appartengo al Partito dal 1946. Mio padre faceva il muratore -era emigrante- mia madre lavorava quel po' di terra che avevamo. Ho fatto la quarta elementare, poi ho aiutato mia madre. A tredici anni sono andata a servizio, prima al paese, poi a Milano. A diciotto anni, nel luglio 1944, sono entrata nelle formazioni partigiane, in qualità di staffetta, fino alla liberazione. In quel periodo ero molto attaccata alla Chiesa.
Dopo la liberazione mi impiegai a Belluno, presso un Cooperativa Autotrasporti partigiana. Da allora cominciai frequentare la sede della federazione. Mi iscrissi al Partito nel maggio 1946, più per sentimentalismo, che per aver acquisito le nostre teorie. Sentivo solo, dentro di me, che facevo bene, soprattutto mi ricollegavo alla mia attività partigiana e ai discorsi che in quel periodo facevo con mio fratello, per il quale avevo una stima illimitata. Nel novembre dello stesso anno, il Partito mi inviò alla scuola, un corso durato quattro mesi, a Milano. Il Partito disse che non ne avevo tratto profitto. Nel marzo 1947, il Partito mi affidò il lavoro fra le ragazze. Ricostituii, assieme a un altro compagno, il Fronte della Gioventù e l'Associazione Ragazze d'Italia, divenendo consigliera nazionale delle due organizzazioni. Al Congresso provinciale del Partito fui eletta membro del Comitato federale, fino al successivo congresso, nel quale non fui più rieletta. Dopo un anno di lavoro fra le ragazze, curai per otto mesi il lavoro della Commissione Femminile, in qualità di responsabile della stessa. Fino a quando mi sposai e passai a lavorare all'ANPI, fra le donne della Resistenza.
Al congresso provinciale dell'ANPI di quel periodo, fui eletta membro del Comitato Provinciale e dell'Esecutivo. Questo lavoro lo continuai a svolgere per due anni, dando però anche una certa attività alla Commissione Femminile del Partito. Quando ebbi un bambino, ci fu un periodo di sosta nel mio lavoro politico. Nell'ottobre 1952, fui inviata quale attivista in provincia di Trento, per le elezioni regionali. Ci rimasi due mesi, svolgendo la propaganda fra le donne nella zona di Rovereto. Fu estremamente utile per me, lavorare in quella zona. Oltre alle esperienze politiche varie, imparai a parlare in pubblico, nelle piazze. Preziosa esperienza, che ebbi modo di adoperare poi nella mia provincia, durante le elezioni politiche del 1952. Subito dopo, fui inviata dall'UDI nazionale, su proposta del Comitato Regionale del Partito, nel Friuli, dove rimasi un mese. Mi fu affidata la zona del Basso Friuli, per la preparazione del Convegno Regionale femminile per la pace, tenutosi a Udine nel dicembre del 1952. Anche questa una preziosa esperienza. Il Partito espresse parere positivo sul lavoro da me svolto a Trento e a Udine.
Tornata a Belluno, partecipai come costruttrice, alla campagna elettorale, facendo molti comizi soprattutto. Dal 15 agosto 1953 alla fine di gennaio 1954, diressi la Commissione Femminile del Partito, come funzionaria.
Per ragioni familiari, che ora si sono dimostrate, in parte, sbagliate, cessai tale attività. Ora presto la mia attività attorno al gruppo UDI, risorto nel periodo nel periodo nel quale ero alla Commissione Femminile. Dichiaro subito che è un lavoro abbastanza complicato, tenendo conto delle mie condizioni familiari e del mio esaurimento fisico e temo di non riuscire a lavorare come si dovrebbe.
Dal 1951 sono anche corrispondente de L'Unità", per il quale ho svolto diverse inchieste e servizi. E' questo un lavoro che mi piace e che mi dà soddisfazione. Ci tengo a dire che anche il lavoro di Partito mi piace moltissimo, ma per svolgerlo bene bisognerebbe non avere impedimenti familiari, che limitano il proprio movimento, inteso nel senso politico.